lunedì 7 settembre 2015

Quando anche il dressage diventa "pop"...




What happens if you put together a charming song and two talented and glamorous dressage riders?
It’s gonna be something awesome, no doubt about it!

Cosa succede se proviamo ad unire una canzone ammaliante e due dressagisti talentuosi e decisamente cool?
Verrà fuori qualcosa di sensazionale, non dubitate!

I can’t figure you out - by HUGH 
Regia: Eoin Glaister
con la partecipazione di Charlie e Abi Hutton

venerdì 4 settembre 2015

STABLE FELLOWS per ACCADEMIA ITALIANA


Da un paio di stagioni Accademia Italiana porta avanti una fruttuosa collaborazione con Stable Fellows. Il rivenditore finlandese di abbigliamento e accessori per l’equitazione ha realizzato recentemente un servizio fotografico in collaborazione con la blogger Heidi Pätsi di Heidin Nelivedot (e non possiamo fare a meno di sottolineare quanto siano splendidi i cavalli immortalati sulle sue pagine). Le foto che vedete qui sono solo una parte del servizio fotografico che potete ammirare nella sua interezza nel post dedicato su Nelivedot.


Le immagini che ritraggono i nostri pantaloni sono relative all'articolo Flag della collezione Primavera/Estate 2015 di Accademia Italiana (Il tema che ha ispirato l'articolo in questo caso è la bandiera USA a stelle e strisce).




Gli scatti realizzati dal team di Stable Fellows valorizzano al massimo i soggetti e i capi ritratti, con un gioco di luci crepuscolari e una costruzione dell’immagine studiati nei minimi dettagli che mettono in risalto e caratteristiche distintive dei nostri pantaloni: il tessuto di produzione esclusiva, le stampe raffinate e il grip in silicone.








Non possiamo che ringraziare i nostri amici del Nord, augurandoci che i bagliori del tramonto finlandese possano far risplendere ancora  a lungo i magnifici esemplari finnici e i modelli che li cavalcano indossando il nostro marchio!



giovedì 3 settembre 2015

I cavalli “attori” recitano meglio delle stelle del cinema?



I film con protagonisti i cavalli sono da sempre molto apprezzati dal pubblico di tutte le età. Sarà per la naturale simpatia e tenerezza che i nostri amici ispirano soprattutto ai più piccoli, sarà per la forza e il coraggio che dimostrano in situazioni estreme, o sarà semplicemente per le storie che parlano di grandi sentimenti, amicizia, lealtà e riscatto che hanno sempre un grande impatto al cinema. Fatto sta che quando si parla dei teneri quadrupedi e del loro stretto rapporto con gli uomini, che si tratti di un film per famiglie, di una drammatica pellicola di guerra, di un western ricco d’azione e scenari mozzafiato o di una storia ambientata nel mondo delle corse, il successo al botteghino è assicurato. 


Insomma, vedere un tenero pony o un possente stallone sullo schermo fa sicuramente piacere a tutti, a noi semplici spettatori come agli addetti ai lavori. Vi siete mai chiesti però cosa fanno i cavalli quando la macchina da presa si spegne? Voglio dire, delle cosiddette star di Hollywood conosciamo tutto, anche ogni piccolo aspetto della loro vita privata fuori dal set. E i cavalli? Non diventano forse anche loro “stelle” del cinema, prendendo parte a un film? Assolutamente sì, verrebbe da dire. E infatti il lavoro svolto con loro non è molto diverso da quello che vede protagonisti i divi più pagati di Hollywood. Anche i cavalli passano attraverso un processo di casting, vengono selezionati e addestrati perché possano “entrare” nella parte assegnata. Soprattutto, anche tra di loro ci sono le semplici comparse e le grandi stelle.


              L'esordiente Jeremy Irvine e la star Finder's Key sul set di "War Horse". Indovinate chi dei due è il cavallo?


Vi basti un nome a riprova di ciò: Finder's Key. Molto di più di un semplice cavallo. Un nome che non ha nulla da invidiare a un George Clooney o a una Nicole Kidman. Una vera e propria star, che forse ricorderete nel ruolo di Joey, il cavallo protagonista di War Horse di Steven Spielberg, giusto per citare uno dei titoli più recenti in cui è apparso. Ma la lista di ruoli interpretati in film di successo è lunghissima: da pellicole acclamate dalla critica come Seabiscuit a titoli più commerciali ma di grande successo come Le avventure di Zorro e Cowboys and aliens. Il protagonista Jeremy Irvine, poco più che ventenne, era invece al debutto sul grande schermo. Allora, chi è la grande star e chi il “novellino” in questo caso?




La professionalità di Finder’s Key e dei suoi simili ha stupito anche lo stesso Spielberg. Mai girare film sull’acqua, con i bambini e con gli animali, è uno dei pregiudizi più diffusi nel mondo cinematografico, ricorda simpaticamente il grande regista. Mai come in questo caso però ha avuto una riprova di quanto un luogo comune possa essere infondato.
“I cavalli sono animali bellissimi, e questo lo sapevo, ma anche molto sensibili. Sono stati una grande scoperta come attori. In qualche misterioso modo, captano l'energia di chiunque li circonda, e si adattano al loro umore. So che può apparire ridicolo quello che sto dicendo, ma hanno perfino improvvisato delle scene non previste, seguendo la recitazione dei loro partner umani”.
La capacità di creare un legame unico e speciale con il proprio cavaliere è una qualità che accomuna tutti i cavalli, e qualsiasi rider può confermarlo. Anche la loro superiorità sugli umani per molti aspetti è in un certo senso assodata. Il fatto però che possano tenere testa gli uomini o addirittura superarli anche in quanto a doti recitative non è però altrettanto scontato! 


       Back-stage del film "War Horse" di Steven Spielberg

Non è certo un mistero che in film come War Horse si faccia ricorso a un gran numero di cavalli. Solo per la parte di Joey, ne sono stati utilizzati quattordici. Il ruolo di Seabiscuit se l’erano suddiviso in dieci interpreti. Evidentemente però, anche tra gli attori a quattro zampe una vera star si riconosce subito e a un cavallo come Finder’s Key è impossibile rinunciare!




                           Il vero Seabiscuit e Finder's Key nello stesso ruolo

Per il suo film, che racconta la commovente  storia di un cavallo venduto all’esercito inglese durante la Prima Guerra Mondiale e della ricerca del suo giovane padrone arruolatosi per riabbracciare il suo inseparabile amico, Spielberg si è perfino avvalso dell’aiuto di un horse whisperer, proprio come nell’indimenticabile L’uomo che sussurrava ai cavalli. (A proposito, sapevate che l’espressione horse whisperer è frutto di un malinteso? I Nativi Americani usavano un metodo singolare per domare un cavallo che sgroppava. Gli mordevano un orecchio. Agli occhi di alcuni osservatori, sembrava però che il cavaliere sussurrasse qualcosa all'orecchio dell’animale per calmarlo). D'altronde, a detta del regista, il suo obiettivo non era quello di rappresentare la guerra, bensì raccontarla dal punto di vista di coloro che hanno dato un supporto notevole, anche in termini di vite sacrificate, agli schieramenti opposti. Basti pensare che l’esercito inglese utilizzò un milione di cavalli durante la Grande Guerra, e solo sessantaduemila sopravvissero.
I monumenti al milite ignoto saranno pure intitolati alla memoria di soldati, ma forse anche i cavalli ne meriterebbero uno!



Per quanto la lavorazione di un film coinvolga sempre una quantità smisurata di professionisti tra attori, staff tecnico, supervisori e operatori, il numero di cavalli utilizzati sui set di tutto il mondo non è inferiore a quello dei loro colleghi umani.
Considerate anche che i nostri fidati amici sono coinvolti in molti più film di quelli che potete pensare. Ricordate Spirit, lo splendido mustang protagonista del film d’animazione della Dreamworks (c’è ancora lo zampino di Spielberg)? 


    Spirit spicca il volo insieme alla sua amica Aquila

Lì di cavalli veri in carne e ossa non ce ne sono giusto? Sbagliato! Se Spirit vi sembra animato in maniera estremamente realistica, il motivo è che è stato usato uno stallone di tre anni della sua razza, il Kiger Mustang, come modello. Anche le riprese sonore del film sono autentiche. Nessun effetto o vocalizzazione umana è stata utilizzata per doppiare i cavalli del film, ma solo ed esclusivamente registrazioni di “voci” reali.



mercoledì 2 settembre 2015

POLIZIA E CAVALLI, un connubio indissolubile


La televisione e il cinema negli ultimi anni hanno contribuito in maniera determinante a far passare il concetto del cane come miglior amico e alleato ideale dell’uomo… anche quando si tratta di combattere il crimine! Cani poliziotti, cani antidroga, cani bagnini sono ormai all'ordine del giorno sugli schermi e nell'immaginario collettivo. Non altrettanto si può dire dei nostri amici cavalli, che in realtà forniscono un supporto fondamentale alle forze dell’ordine, per nulla secondario rispetto a quello che può dare un cane.
Ma vi siete mai chiesti come si svolge l’addestramento dei cavalli nella polizia?
Il processo di selezione e addestramento cui sono sottoposti i cavalli per entrare a far parte delle unità di polizia equestri si basa naturalmente su criteri molto rigidi, ma al tempo stesso può rivelarsi un argomento sorprendentemente piacevole e divertente da approfondire per i rider e gli appassionati. 

Qualche indizio curioso per provare a dare una risposta al nostro quesito ci arriva dai North American Police Equestrian Championships (NAPEC), competizioni che si svolgono annualmente in una località sempre diversa del Nord America. La manifestazione risponde in pieno allo spirito patriottico statunitense che porta gli americani a celebrare ogni loro istituzione nazionale, comprese in questo caso le forze di polizia a cavallo.
È per questo che ogni anno decine di ufficiali di polizia delle unità equestri  arrivano da tutto il paese (e anche da molte province canadesi) per cimentarsi in gare di passo e percorsi ad ostacoli. Dei veri e propri campionati riservati alle unità di polizia a cavallo, che al di là dei valori agonistici ci forniscono più di un indizio sul processo di addestramento al quale sono sottoposti i cavalli delle forze dell’ordine in America. 



                                  Un ufficiale con il suo cavallo sul percorso del Montgomery County Fairgrounds, nel Maryland, ai NAPEC del 2012.


Gli agenti a cavallo partecipano al concorso da quasi tre decenni.  Un modo divertente ed efficace per mostrare le loro abilità nel calmare e gestire i cavalli. I principali obiettivi dell’addestramento  sono infatti quelli di disperdere in sicurezza una folla ostile, inseguire gli spacciatori e rimanere calmi in situazioni di caos, anche se il primo istinto di un cavallo è evitare i pericoli e le situazioni instabili.
I NAPEC costituiscono una preziosa opportunità, anche per i dipartimenti più piccoli, di dimostrare ai loro superiori che le ore spese per l’addestramento non sono semplici pause dal lavoro, ma costituiscono un prezioso investimento. È proprio con il contatto quotidiano tra cavallo e cavaliere che si costruisce la fiducia e l’intesa perfetta tra i due.



                                Alcune procedure di addestramento delle unità specializzate della Montgomery County Park Police


In Gran Bretagna, ad esempio è un’abitudine consolidata vedere all’opera poliziotti a cavallo in occasione di eventi di massa dove si possono verificare disordini, come partite di  calcio e altri spettacoli all’aperto.

                                      Un agente inglese a cavallo fronteggia un tifoso della squadra di calcio del Newcastle


Le tecniche di addestramento in uso presso il  centro di formazione del Metropolitan Police Horse Branch  sono utili per capire quali sono le qualità che un cavallo deve possedere per essere accolto nella grande famiglia della polizia britannica. Anche molti esemplari cavalcati dai reali d’Inghilterra sono usciti da questo centro esclusivo. Qui i cavalli vengono fatti girare in tondo e spinti ad attraversare ponti. L’addestramento prevede vari percorsi ad ostacoli, disseminati di diverse tipologie di “trappole” come palloncini volanti, sonagli, campane e bandiere che vengono azionate al passaggio dei cavalli per simulare i rumori e i movimenti bruschi che dovranno imparare a gestire quando si ritroveranno in servizio nel bel mezzo di una folla rumorosa. Altre tecniche di addestramento decisamente singolari prevedono che i cavalli vengano spinti contro un gruppo di poliziotti fittizi. Spari improvvisi e piccoli falò appiccati dando fuoco a balle di fieno sono tutti esempi di ostacoli che i cavalli devono superare lungo questo tipo di percorsi.

Addestramento delle forze di polizia nell’Essex

Anche l’equipaggiamento dei cavalli in tenuta antisommossa  è molto simile in tutto il mondo: i quadrupedi di solito indossano una visiera di plastica che tiene al riparo gli occhi e una protezione per il naso in plastica ricoperta di pelle.
In alcuni casi i cavalli indossano anche paracolpi anti-sommossa che coprono le ginocchia e i garretti.



Esistono paesi in cui le forze di polizia non hanno particolari responsabilità relative alla sicurezza e all’ordine pubblico. In Giappone, dove il rigore e la disciplina sono i pilastri fondanti della vita pubblica, preoccupazioni di questo tipo sono praticamente inesistenti. Eppure anche nel Paese del Sol levante gli agenti a cavallo esistono: fanno parte della guardia d’onore imperiale e hanno solo una funzione di rappresentanza nelle cerimonie. In compenso però non si può dire che non si facciano notare, il colore violetto del sottosella e delle fasce di protezione non passa certo inosservato!


In Canada invece l’elemento distintivo dei Mounties, gli agenti della Royal Mounted Police Force, oltre al cavallo, è sicuramente la divisa tradizionale. Se andate in Canada, potreste avere l’occasione di vedere le cosiddette Giubbe Rosse indossare la caratteristica uniforme impressa nell’immaginario collettivo. Quella con il cappello a falda circolare, la giacca scarlatta, i distintivi sulle spalle e sul colletto, i guanti e la fondina marrone, per intenderci. I Mounties la indossano solitamente in occasione di ricorrenze importanti, come i cortei previsti per il Canada day, la festa nazionale del 1° luglio.



Come possiamo vedere, i nostri amati cavalli si rivelano non solo compagni affettuosi per l’uomo, ma li possiamo trovare in prima linea pronti a mettere a rischio la loro incolumità, anche quando si tratta della nostra sicurezza.


Let a new season begin with Accademia Italiana!







Arriva settembre, l'estate volge al termine... ma la voglia di cavalcare è più forte che mai! Per ripartire di slancio all'inizio della stagione autunnale, Accademia Italiana ha in serbo per voi grandi novità e una collezione nuova di zecca in rampa di lancio!

Stay tuned... :-)



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martedì 1 settembre 2015

Accademia Italiana Spring/Summer Collection 2015


È possibile rinnovare costantemente, anno dopo anno, un settore ancorato alla tradizione come quello dell’equitazione, proponendo una linea di abbigliamento che sappia coniugare due dimensioni apparentemente inconciliabili?
Praticità e eleganza, tecnicità e sperimentazione trovano un punto d’incontro nei prodotti di Accademia Italiana, brand che ha raggiunto popolarità in tutto il mondo grazie all’intuizione del designer Gino Moschetti di trasportare l’esperienza accumulata nel settore della moda e dell’arredamento, con tutti i suoi fermenti e le sue innovazioni, nell’ambito dell’abbigliamento sportivo. In questo caso parliamo del mondo dell’equitazione, un settore complesso con le sue tradizioni e la sua etichetta che possono sembrare immutabili nel tempo, ma che Accademia italiana ha saputo reinterpretare al tempo stesso con grande rispetto, audacia e inventiva.
Per la stagione estiva 2015 Accademia Italiana propone quindi un look diversificato e in grado di soddisfare le esigenze di cavalieri di tutte le età, dai professionisti impegnati nelle competizioni di salto e dressage fino ai rider alle prime esperienze.


Sono due i temi che hanno ispirato l’intera collezione di pantaloni da equitazione per donna perla stagione estiva. Il primo è Tuareg, che già dal nome evoca il fascino di popoli sconosciuti e lontani e l’ambiente arido e ricco di mistero del deserto.





ZIPPER articolo caratterizzato, come dice il nome stesso, da zip con nastri rigati in contrasto, proposto con una ricca gamma colori, come Tuareg, Atollo e Moka.




Ampia è la proposta di stampe in all-over di Accademia Italiana nel tema Tuareg, spaziando da ispirazioni desertiche come la stampa Cachemire a quelle militari come Camouflage e Flag

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Per i cavalieri ed amazzoni che in sella non possono fare a meno dell’eleganza e dello stile, Gino Moschetti ha pensato il tema Bonton, che conservando tutte le caratteristiche tecniche che identificano il brand, mette  a disposizione un outfit sofisticato e di classe senza rinunciare alla praticità.









EGO articolo principale del tema è progettato sfruttando l’ormai consolidato inserto stampato con la fantasia in all-over LOGO, che da diverse stagioni personalizza le linee di maggiore successo del brand. I colori proposti in questo tema dallo stilista siciliano sono: Indigo, Senape, Fango e Brick.
Moka e Navy sono invece i colori che contraddistinguono la stampa LOGO.




Doggy divertente ed allo stesso tempo raffinato pantalone, progettato per una clientela giovane e attenta allo stile. Un tenero cagnolino e inserti a pois stampati in all-over caratterizzano la fantasia di questo articolo.   

Quali sono le caratteristiche che fanno di Accademia Italiana un marchio di riferimento e all’avanguardia nel settore dell’abbigliamento da equitazione? Innanzitutto il suo cavallo di battaglia, il grip in silicone che costituisce un vanto dell’azienda: brevetto esclusivo di Accademia italiana, garantisce un grip e un assetto ideale ai praticanti del dressage (Power grip) e agli appassionati del salto ostacoli (Limited grip).
Il tessuto in poliammide e elastomero con proprietà water repellent, ulteriore garanzia di qualità tecnica, assicura il massimo della praticità e del comfort in sella.